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La costola di Adamo

La costola di Adamo
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Brossura:
284 Pagine
Editore:
Sellerio Editore Palermo
Pubblicato:
09/01/2014
Isbn o codice id
9788838931383

Descrizione

"Il vicequestore sorrise nel pensare alla somiglianza che sentiva tra lui e quel cane da punta". Rocco Schiavone ha la mania di paragonare a un animale ciascuna delle fisionomie umane che gli si para davanti. Ma più che il setter che gli suscita quell'accostamento, lui stesso fa venire in mente uno spinone, ispido, arruffato e rustico com'è: pur sempre, però, sottomesso all'istinto della caccia. E uno sbirro manesco e tutt'altro che immacolato, romano di conio trasteverino, con una piaga di dolore e di colpa che non può guarire. Ad Aosta, dove l'hanno trasferito d'ufficio, preferirebbe tenere le sue Clarks al riparo dall'acqua e godersi i suoi amorazzi, che non imbarcarsi in un'altra inchiesta piena di neve. Una donna, una moglie che si avvicinava all'autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell'oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l'ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali. Per dissolverla, il vicequestore Rocco Schiavone mette in campo il suo metodo annoiato e stringente, fatto di intuito rapido e brutalità, di compassione e tendenza a farsi giustizia da sé, di lealtà verso gli amici e infida astuzia.

La nostra recensione

Non si chiamano più “commissari” ma “vicequestori” e benché privati di quell’appellativo che rievoca tante storie, vicende, volti letterari e televisivi, quel che conta è la sostanza. E il vicequestore Rocco Schiavone di sostanza ne offre molta. Non sempre adamantina, è vero; ma certi scivoloni e cadute di stile appartengono più al suo carattere - irritabile, scontroso, scorbutico - che al suo modo di agire e di portare a termine un’indagine. Anzi, nonostante una certa indolenza, sul campo Schiavone è lucidissimo, attento e diretto; forse troppo, al punto che a volte la legalità passa in secondo piano e... quel che conta è il risultato, però. Chi l’ha conosciuto in Pista nera lo sa: anche nel freddo e ostile clima valdostano - lui, trasteverino fino al midollo con qualche macchia difficile da lavar via - si muove con un acume che più disincantato non si potrebbe e che comunque lo aiuta a “sopravvivere” a un lavoro che gli è capitato addosso piuttosto che scelto, e soprattutto lo sostiene nel far fronte al fantasma della moglie, morta in circostanze che pian piano nel corso dei romanzi Antonio Manzini forse ci porterà a scoprire, come una sorta di indagine parallela a quelle del suo protagonista. In questo suo secondo caso il vicequestore Schiavone è al centro di una storia particolarmente intrigante e vicina all’attualità (femminicidio, violenza sulle donne), e inoltre la sua figura si definisce sempre di più e sempre di più si entra in contatto con la sua quotidianità, mentre attorno a lui assumono spessore anche gli altri personaggi della serie: su tutti il bravo e “complice” agente scelto Pierron e la caparbia e attraente ispettrice Rispoli, a formare un triangolo investigativo un po’ fuori dagli schemi. È proprio collocandosi a qualche passo di distanza dagli schemi consolidati di genere che Manzini è riuscito a creare un personaggio forte, convincente e di successo.
Antonio Strepparola