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Cortile a Cleopatra

Cortile a Cleopatra
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Rilegato:
255 Pagine
Editore:
Dalai Editore
Pubblicato:
01/01/2004
Isbn o codice id
9788884904850

Descrizione

"Cortile a Cleopatra" è il libro che ha rivelato Fausta Cialente al pubblico più vasto e che il grande critico Emilio Cerchi definì "una delle più belle opere narrative italiane" di quegli anni. Siamo nel 1953, e da allora il romanzo, nato e pubblicato nel 1936, è stato più volte riproposto e ha incantato generazioni di lettori. Poi improvvisamente il silenzio, quando ancora era in vita la scrittrice, morta a novantasei anni in Inghilterra. Come scrivevo nel precedente libro, "Ballata levantina"- che insieme a questo costituisce il dittico dedicato ad Alessandria d'Egitto, la città cantata da Kavafis, descritta da Forster e raccontata da Lawrence Durrell come città mitica e crogiolo di "etnie" e di religioni- la scrittrice schiva e appartata, sempre altrove rispetto ai luoghi dove si costruisce la fortuna letteraria, è stata sentita come una presenza casuale nella vita culturale italiana contemporanea, quella che contava allora, come fosse una collezionista di dagherrotipi su rimembranze cosmopolite e su cronache familiari. Oggi però, una nuova generazione di lettori e di studiosi è convinta che la Cialente sia una delle voci più importanti del nostro Novecento e che l'inattualità di ieri costituisca la ragione di uno sguardo equivoco, simile a quello che si getta casualmente su alcune foto ingiallite, screziate di pena, perché fermano senza restituzione qualcosa che è irrimediabilmente perduto. C'è anche questo nella esoticità familiare della scrittrice, ma è secondario, è lo sfondo naturale su cui proiettare i suoi personaggi e le loro solitudini. Come in questo capolavoro. Cleopatra è un sobborgo di Alessandria: qui, in un cortile circondato di casupole corrose dal vento e dal salmastro, vive una variopinta dolorosa umanità, in pace sostanzialmente, nonostante la diversità religiosa ed etnica, ancorché straziata dalla difficoltà di vivere, tra le penurie, le invidie, le rivalità e le gelosie che si coagulano intorno alla figura di Marco; il bel Marco, un po' ribelle, un po' sognatore, un po' fannullone, antesignano di tanti protagonisti dell'esistenzialismo francese. Sarà lui, con il suo comportamento innocente ed egoista, a far scattare la catarsi del dramma, sotto il sole tropicale, nel brulichio di colori, di profumi, di luci e di ombre lunghe. Come in Conrad. Ed è proprio il nome di Conrad che Emilio Cecchi scelse come riferimento quando, mezzo secolo fa, presentò la nuova edizione di questo romanzo.
A testimonianza di un percorso di lettura che si rinnova generazionalmente, abbiamo riproposto l'introduzione a "Ballata levantina" di Franco Cordelli, che in realtà è uno sguardo contemporaneo e particolare alla scrittrice e al suo ruolo e, in appendice, la nota entusiasta di uno dei più grandi interpreti della cultura letteraria del Novecento non solo italiana.