Torna indietro

Film della mia vita (I)

Film della mia vita (I)
20,90 -5%   22,00 

Ordina ora per riceverlo martedì 27 ottobre. 

42 punti carta PAYBACK
Libro:
235 Pagine
Editore:
Marsilio
Pubblicato:
01/01/2003
Isbn o codice id
9788831781640

Descrizione

"Diventato regista, mi sono sforzato di non stare mai troppo a lungo senza scrivere qualcosa sul cinema, ed è la pratica di questo doppio ruolo, critico-cineasta, che mi dà oggi l'audacia di esaminare la situazione un po' dall'alto, come il Fabrice della "Chartreuse de Parme", se avesse avuto la fortuna di sorvolare Waterloo in elicottero". Visti 'dall'alto', e non senza lo spessore di autoironia che è proprio delle persone davvero geniali, i film degli altri (a cui Truffaut ha dedicato la sua attenzione critica nel corso di una ventennale attività di recensore, poi riorganizzata in questo volume) appaiono come un insopprimibile contraltare dei suoi film, della sua attività di uomo di cinema: non tanto una sequenza di approvazioni e stroncature quanto piuttosto un insieme ricco e multiforme di materiali, situazioni, spunti, apprezzamenti, destinati a incorporarsi nella pratica cinematografica, nel lavoro di regia; idee e regole da adoperare come una lezione per sè, prima che come giudizio sugli altri. E' una passione critica, quella di Truffaut, che non distingue tra generi, mode, tecniche e generazioni: Renoir e Aldrich, Hitchcock e Kazan, Bergman e Rossellini, così come cento altri autori, amati e meno amati, sono l'occasione per un discorso sul cinema, sulla sua capacità di saldare finzione e realtà, in ultima analisi di arrivare diritto al gusto dello spettatore, di risultare avvincente: "Esiste nell'idea di spettacolo cinematografico una promessa di piacere, un'idea di eccitamento che contraddice il movimento stesso della vita: lo spettacolo è qualcosa che sale, la vita qualcosa che discende. Si dirà che lo spettacolo compie una missione di menzogna; ma i più grandi uomini di spettacolo sono quelli che riescono a non cadere nella menzogna, e che fanno accettare al pubblico la loro verità senza tuttavia contravvenire alla legge ascendente dello spettacolo".