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Finché morte non ci separi? Dodici racconti giuridici per capire quando si può otterene la nullità del matrimonio

Finché morte non ci separi? Dodici racconti giuridici per capire quando si può otterene la nullità del matrimonio
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42 punti carta PAYBACK
Brossura:
206 Pagine
Editore:
Pacini Giuridica
Pubblicato:
22/03/2019
Isbn o codice id
9788833790626

Descrizione

ESTRATTO DAL LIBRO

Lorenza e Paolo (ovvero: ti sposo ma le responsabilità mi spaventano) Racconto sull’immaturità affettiva

 Le gomene tese, le vele ora gonfie, gli spruzzi di acqua salmastra. “Aloha”, unico scafo a solcare la tavola liquida antistante la baia. Così l’aveva chiamata, anni prima, la mente rivolta ad onde lontane. La prua verso acque profonde, avrebbe voluto lasciarsi alle spalle la costa, le luci ed il porto, selva di alberi spogli a scuotersi pigri, le vele ammainate. Il giro di prova, però, era quasi finito; doveva rientrare e portare a terra quei quattro, prima del buio. Quando la barca fu assicurata agli ormeggi e la passerella calata, l’ultimo a scendere – stazza notevole, colorito cinereo, fazzoletto a tampone su labbra socchiuse – gli porse una mano umidiccia biascicando che sì, si sarebbero fatti sentire, magari più avanti. “Lupo di mare, direi …”, sentenziò Paolo tra sé. “Se continuo a trovare aspiranti clienti che patiscono l’onda, gli affari andranno maluccio, quest’estate”, sospirò a mezza voce, rivolto allo scafo.  

 Finalmente un pomeriggio di sole, come di rado se ne erano visti, negli ultimi giorni. Da una settimana almeno le ombre più lunghe si accompagnavano ad un temporale, di quelli veri, con rovesci d’acqua a consigliare di starsene in casa, finché non passava. Un maggio strano, pensò Lorenza, osservando dal balcone il paese oscillare al movimento di massaie, contadini, negozianti, manovali, bambini. La campagna, più in là, suggeriva l’arrivo di giugno, tempo di grano maturo, color dei capelli di lei. 48 Finché morte non ci separi? Le sembrò di sentirsi chiamare. No, forse no. “Lorenza!”. Ma si, questa volta era vero. Si sporse un po’ in fuori e vide un sorriso, due piani più in giù, a far da contrasto ad un volto abbronzato. “Paolo?”, si chiese. E sì, proprio lui, bermuda in cotone e polo un po’ stinta. Due baci, di quelli tra amici, quando lei scese in strada. Anni senza vedersi ed ora lì, a colmare distanze di tempo col racconto sommario di esperienze diverse, di esistenze lontane. Lei, gli studi in città, la professione, un bilocale (“arredato con gusto”, precisava ogni volta) condiviso col gatto. Lui, la scuola interrotta, i villaggi turistici, la vela, per passione e lavoro. “E gli altri, li hai più visti?”, le domandò. “Io si, la domenica, quando torno qui, a casa dei miei. Tu piuttosto, che non ti si vede più …”. “Si, vengo ogni tanto, a trovare mia madre. Sai, d’inverno al caldo, a fare il maestro di vela nei villaggi all-inclusive, d’estate poi rientro, a portare in giro clienti col charter, e di tempo ne resta ben poco …”, sembrò scusarsi lui, quasi frenato da un po’ di pudore nel raccontarle la sua nuova vita, così diversa da quella del loro paese. Per il resto si sentiva bene, Paolo, a ridisegnare con lei gli orizzonti comuni dell’adolescenza. La compagnia, numerosa, presenza costante di quei giorni affollati. La piazza, complice sfondo di tante, oziose serate. I motorini, la musica in strada, le pizzerie. Loro due. Per un mese, d’estate, un po’ innamorati. “Il tempo ci ha resi isole remote, l’una dall’altra”, Paolo pensò mentre l’ascoltava parlare, e ridere, e rimestare tra i ricordi, appassionandosi. “Ma apparteniamo allo stesso arcipelago, noi due”, rifletté. La sera seguente andarono insieme a un concerto. Lui lo propose, per lei fu naturale dire di si. Momenti speciali. L’energia, l’entusiasmo, la voglia di vivere, in lui contagiose davvero. Lorenza e Paolo (ovvero: ti sposo ma le responsabilità mi spaventano) 49 Sembrava che quei dieci anni non se ne fossero andati, per Paolo, animo indenne agli insulti del tempo. Un ragazzino. A cambiare soltanto gli altri, tutt’intorno. Trasformati, in meglio od in peggio. A fine serata, un bacio. E, questa volta, non più da amici.  

 “Ciao, sono Paolo … si … quello del posto barca in fondo al molo, a sinistra. Senti, starò via qualche giorno in più, questo giro. Mi fermo da mia madre, ho da fare qui. Me la guardi tu la barca? … ecco, si, bravo, dalle da mangiare, spiritoso … Ci vediamo presto, ok?”. Dopo aver riattaccato, si rese conto che non aveva nient’altro, da sistemare. Un po’ poco, concluse. Ma meglio così. L’importante era, adesso, poter rimanere con lei. Da tre giorni era lì, al paese, ed il mare poteva aspettare.  

 Tempo due settimane e lui arrivò con due borsoni, in casa di Lorenza, dando vita ad un ménage à trois, gatto compreso. Due mesi così, e le chiese di sposarlo. Lei, piacevolmente frastornata, avvertiva il trascorrere dei giorni come dall’oblò interno di una lavatrice, centrifugata nei sentimenti e perplessa nel vedere gli altri, fuori dal vetro, adagiarsi su emozioni rallentate. Non era sua abitudine lasciarsi coinvolgere a quel modo, ma sottrarsi ad un vortice così esaltante … Lui, invece, era semplicemente sé stesso. Affrontava la storia con lei con il piglio di sempre; lo stesso che lo aveva visto lasciare la scuola, scoprire la vela, lavorare in villaggi turistici ogni volta diversi o acquistare una barca. Un gioco di spinte e di controspinte, la vita per lui. Pallina di un flipper dal nevrotico istinto. Stella polare: nessuna. O, forse, troppe.