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Invecchiando gli uomini piangono

Invecchiando gli uomini piangono
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Brossura:
177 Pagine
Editore:
Feltrinelli
Pubblicato:
19/02/2013
Isbn o codice id
9788807019395

Descrizione

9 luglio 1961. Fin dalle prime ore del giorno fa un caldo micidiale. Albert è un operaio della Michelin. La moglie Suzanne si cuce i vestiti da sola. Gilles, il secondogenito, si appassiona a un romanzo di Balzac. Questa giornata particolare è anche quella dell'arrivo della televisione in casa Chassaing, comprata per vedere un reportage sulla guerra d'Algeria dove il primogenito Henri è stato mandato. Albert, un uomo comune in un'epoca di grandi trasformazioni, vede il suo mondo sgretolarsi davanti agli occhi. Riuscirà a trovare un posto nella nuova era? Riflessione sulla modernità e sul passaggio alla società dei consumi, "Invecchiando gli uomini piangono" illumina gli anni sessanta, teatro intimo e silenzioso di uno dei più grandi rivolgimenti del secolo scorso, e parla alla nostra epoca con toccante semplicità.

La nostra recensione

Ci sono romanzi che posseggono e trasmettono una grazia di cui è difficile identificare esattamente la fonte. Forse è l’insieme, forse è solo quella traccia sottile che li attraversa e che si imprime nella mente del lettore. È sicuramente il caso di questo romanzo che, come si legge nel lancio dell’editore italiano, è “la piccola grande storia che ha commosso la Francia”. Una storia che, riprendendo il titolo di un celebre romanzo di Solgenitsin, si potrebbe anche intitolare “una giornata di Albert Chassaing”. È lui il protagonista cinquantenne di questa parabola esistenziale che condensa in un solo giorno la nostalgia per un passato duro ma umano (quello dei suoi avi), l’insofferenza per un presente moderno ma superficiale (quello della bella e irrequieta moglie), l’ansia per un futuro incerto (quello dei figli). Nell’arsura dell’estate del 1961, nel giorno in cui la moglie inaugura la televisione appena acquistata, la prima nel loro piccolo villaggio di campagna, per vedere un servizio sulla guerra in Algeria durante il quale scorrono le immagini del figlio, ad Albert sembra che lo spazio della sua vita si sia ormai troppo ristretto, strozzato in un percorso senza via d’uscita. Albert è un uomo semplice, che non possiede le parole per manifestare il suo amore, il suo dolore, la sua inquietudine; sa però usare i gesti per esprimere l’essenziale, e saranno i suoi gesti a ‘salvare’ i figli, quei figli che lui, da padre senza parole, non è mai riuscito, apparentemente, a legare a sé. Con questa storia ordinaria di una famiglia francese Jean-Luc Seigle ha scritto un romanzo sconvolgente e raffinato, un sommesso inno alla vita che si tinge di disperazione. E la scelta di ambientare questa vicenda in quello scorcio di anni Sessanta, in cui la modernità, la tecnologia e i consumi irrompono nel mondo occidentale, ci tocca ancora di più in un momento come il nostro di trasformazioni accellerate, spesso caotiche e dolorose.
Antonio Strepparola