Torna indietro

Jeanne d'Arc e il suo doppio

Jeanne d'Arc e il suo doppio
9,50 -5%   10,00 

Ordina ora per riceverlo mercoledì 28 aprile. 

19 punti carta PAYBACK
Brossura:
60 Pagine
Editore:
Guanda
Pubblicato:
02/07/2008
Isbn o codice id
9788860885050

Descrizione

"Jeanne d'Arc e il suo doppio" è il riadattamento di un testo che Maurizio Cucchi compose per lo spettacolo "Nel tempo che non è più e che non è ancora". Scartata la scrittura teatrale in prosa, l'autore ha scelto una resa in versi, pensati per voce recitante "a volte piana, a volte vicinissima al delirio, a volte nettamente nel delirio". È in tale zona incerta, che si situa questo intenso poemetto sulla santità e l'abominio. Al centro dell'opera sta una donna in prigione, la medium attraverso cui passano le vicende di Giovanna d'Arco. Essa è e insieme non è la santa, dato che intende rivendicare la dignità degli umili rispetto a chi è innalzato dalla Storia. Accanto a lei si distinguono altre presenze (l'Angelo, il boia, un predicatore), ma a spiccare fra tutte è Gilles de Rais, prototipo di Barbablù: "E' strano / come la sorte li abbia accomunati". Questo secondo doppio di Jeanne d'Arc è cioè un criminale, nobile cavaliere e assassino di bambini: "La sua non era un'anima / insanguinata, ma un gorgo nero / una vertigine assoluta, un'ossessione [...] Le cavità, le larve e le serpi, / i grandi coperchi dell'incubo... / Era l'orrore fiabesco che costella / l'infanzia". Suonano atroci i versi che descrivono la voluttà del mostro davanti ai corpicini sanguinanti. Il centro dell'azione (con qualche riferimento a Michel Tournier, Meister Eckhart e Angelo Silesio), rimane però la pulzella di Orléans, o meglio, la sua ossessione uditiva. Esiste infatti un'acustica del poema, che va dal grido magico della mandragora (la pianta a forma d'uomo che si diceva nascesse sotto le forche), alla comparsa dei misteriosi richiami che guidano l'impresa dell'eroina. Ecco perché si parla di "luce delle voci", una luce, però, pronta a confondersi con la fiamma che brucerà la vittima sul rogo. Così, nel giro di trentatré stazioni, Cucchi tesse la trama di un martirio che è insieme un omaggio al film di Dreyer e alla sua attrice Renée Falconetti, "piccolo essere nel destino inerme". (Valerio Magrelli)