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La scomparsa di Israele

La scomparsa di Israele
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Brossura:
223 Pagine
Editore:
Mondadori
Pubblicato:
06/10/2008
Isbn o codice id
9788804573722

Descrizione

E se dopo decenni di guerre, contese, risoluzioni dell'ONU, attentati e repressione, Israele facesse una mossa inattesa e, senza aspettare ulteriori inasprimenti del conflitto, si decidesse a levare esso medesimo il disturbo? Se in una nebbiosa mancanza di spiegazioni, forse per stanchezza o alla disperata ricerca di consenso, o magari come estremo tentativo di cambiare il destino ebraico e cancellare con un colpo di spugna il pregiudizio democratico verso il sionismo e quello ancestrale verso gli ebrei, la Knesset prendesse la sua Decisione: sciogliere lo Stato d'Israele, riconsegnandolo a quella diaspora da cui era sorto nemmeno un secolo prima sulle ceneri della Shoah? Com'è noto, non è con i 'se' che si fa la Storia. Ma le storie sì, come ci dimostra in modo limpido e convincente Alessandro Schwed. È da questa idea radicale, infatti, che prende le mosse il suo libro, un'avventura nei meandri dello spirito ebraico, più visione che provocazione, più tributo appassionato alla storia - alle storie - di un popolo che polemico pamphlet. E fin dalle prime righe quest'idea ci dà l'accordo che poi sentiremo risuonare nelle pagine successive. La Decisione è ancora fresca e per le strade di Tel Aviv transita la folla dei partenti. Le rotelle delle valigie mugghiano sull'asfalto producendo il frastuono di una enorme mareggiata. Le navi sono pronte nel porto di Haifa per quest'esodo al contrario. Una holding asiatica specializzata nello svuotamento di aree urbane abbandonate si occuperà di smontare, letteralmente, lo Stato di Israele prelevando tutti i beni lasciati incustoditi dai nuovi esuli. Un cronista immaginario racconta questa storia, certo immaginaria anch'essa, eppure forte di tutta l'incandescenza della verità, e nei suoi dettagliati reportage traccia con parole precise e dense le vicende di coloro che fino a quel momento erano stati israeliani e d'un tratto "tornano al loro statuto di senza patria": da Noemi con la sua casa viva come può esser viva solo una persona, al famoso collezionista di dischi Constant Gottesmann, dal Coreano, l'emissario della holding che realizzerà il "disarredo" di Israele, al giovane Amin, uno degli sparuti palestinesi che continuano a vivere al di là del Muro di Sharon oramai teatralmente inerte e inutile, fino a Margullies, l'ultimo - e unico - abitante, la guardia giurata amante della solitudine e della notte, che ha deciso di rimanere. Nasce così un affresco, che, ancorato fedelmente alla realtà, si proietta con meravigliosa vivacità verso un futuro fantasioso ed eccentrico, prova matura di un autore capace, in una raffinata commistione di umorismo e tensione drammatica, di realismo e forza visionaria, di ricreare, come atto d'amore, un insolito e affascinante omaggio al suo popolo di "uomini d'aria" e alla loro storia millenaria.