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Maimonide. L'altro Mosè

Maimonide. L'altro Mosè
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Libro:
320 Pagine
Editore:
Jaca Book
Pubblicato:
01/01/2003
Isbn o codice id
9788816406186

Descrizione

Mosheh ben Maimon, 'personalità di assoluto rilievo nell'intera storia del giudaismo', 'uomo fuori del comune', soprattutto noto come l'autore della "Guida dei perplessi "e del "Mishnè Torab", rispetto alle quali 'nessun'altra opera del pensiero ebraico classico ha avuto una risonanza paragonabile': ne offre una chiara e avvincente introduzione questo volume di Maurice-Ruben Hayoun, che di Maimonide narra le travagliate vicissitudini biografiche, la molteplice attività, tra cui quella di medico alla corte del visir al-Fadil, le opere, la loro dottrina e la loro diffusa risonanza. Maimonide 'fu il primo a concludere una durevole alleanza tra il giudaismo e la filosofia greco-musulmana del suo tempo', certo mirando non a 'svuotare le Scritture della loro sostanza', ma a soddisfare 'il bisogno di aprirsi una nuova strada'. Quella di questo 'secondo Mosè' - come venne chiamato - fu, quindi, la scelta di porre a confronto le credenze tradizionali del suo popolo con le conquiste scientifiche della sua epoca, o, anche, quella di 'innestare le proprie idee filosofiche sul testo della Bibbia, che è un documento rivelato'. In tal modo veniva 'decodificata' la rivelazione e aperto 'un nuovo spazio speculativo', con l'effetto facilmente prevedibile del turbamento e della diffidenza presso gli 'ebrei ortodossi' di fronte alla convinzione dello stesso Maímonide che 'il giudaismo ( ... ) sarebbe uscito rinvigorito dal confronto intellettuale con altri modi di pensare e di credere'. Maimonide fu ben noto alla riflessione cristiana medievale, che dialogò criticamente col suo pensiero. Possiamo osservare che l'esempio di quel dialogo non manca di essere un modello e un richiamo a chi si proponga l'ascolto e lo studio dei 'preclari ingegni' - come li chiama Tommaso d'Aquino -, al fine non di diluire ma di rinvigorire la stessa identità della fede.
Editoriale di Inos Biffi. Con un testo di Giuseppe Laras.