Torna indietro

Mentre l'orchestrina suonava «Gelosia». Crescere e ribellarsi in una tranquilla città di mafia

Mentre l'orchestrina suonava «Gelosia». Crescere e ribellarsi in una tranquilla città di mafia
16,62 -5%   17,50 

Ordina ora per riceverlo venerdì 25 settembre. 

33 punti carta PAYBACK
Brossura:
166 Pagine
Editore:
Mondadori
Pubblicato:
03/05/2011
Isbn o codice id
9788804611158

Descrizione

Estate 1980. Un piccolo pregiudicato viene ucciso in una piazza del centro storico di Catania, nel bel mezzo della festa della Madonna del Carmine. "Mentre l'orchestrina suonava 'Gelosia'" titolò il "Giornale del Sud". Le tre colonne in cronaca erano firmate da un giornalista ventiduenne entrato da poco a far parte di un agguerrito gruppo di giovani cronisti intransigenti che, armati di taccuini e Lettera 22, erano convinti di poter cambiare quasi tutto da soli, guidati all'assalto da un ultracinquantenne "ragazzino", disobbediente, scanzonato, irrispettoso, ribelle: Giuseppe (Pippo) Fava. Quattro anni dopo, l'assassinio di Fava per mano della mafia cambiò per sempre il destino di un'intera comunità e l'esistenza di quel drappello di reporter che, insieme a lui, aveva nel frattempo fondato il mensile "I Siciliani", la prima voce libera levatasi a denunciare apertamente la penetrazione di interessi e cultura criminali nelle viscere della città e dell'isola. Antonio Roccuzzo, l'autore della cronaca di quell'ormai lontano delitto, racconta ora la sua esperienza giovanile di formazione e il suo passaggio all'età adulta: la vita in una tranquilla città di mafia, inquinata dalla presenza di Cosa Nostra come da un morbo profondo e inarrestabile; la morte del padre e, quasi adempiendo una promessa, la scelta definitiva del giornalismo; l'incontro umano e professionale con Fava; le pressioni dell'ambiente, le inquietudini personali, i dubbi e, infine, il rifiuto di continuare a vivere e lavorare in un luogo dove qualcuno aveva ordinato di rispondere alle parole scritte con una calibro 7.65. Ma la rievocazione autobiografica è anche, e soprattutto, il viaggio dentro la crescita - bella, faticosa, drammatica - di alcuni ventenni che, nell'arco di una breve ma irripetibile stagione, hanno imparato a crescere in fretta e la cui vicenda è diventata una pagina della storia del giornalismo italiano e del suo tortuoso cammino verso la piena libertà. Quasi trent'anni dopo, a Catania e in Sicilia - metafore di un intero paese - tutto si è mosso ma non sono cambiati scenari e problemi. Ripercorrere le vicende di allora servirà a capire meglio il presente e a non dimenticare che negli anni Ottanta del secolo scorso, in una grande città del Sud di una tra le otto nazioni più industrializzate e sviluppate del mondo, un uomo è stato ucciso perché, insieme alla sua redazione, aveva scelto di fare informazione indipendente. Seguendo alla lettera l'insegnamento di George Orwell: "La vera libertà di stampa consiste nel dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire".