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Sono stato fortunato. Autobiografia

Sono stato fortunato. Autobiografia
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36 punti carta PAYBACK
Rilegato:
296 Pagine
Editore:
Mondadori
Pubblicato:
26/06/2018
Isbn o codice id
9788804685067

Descrizione

Alla soglia dei novant’anni, l’ingegnere-filosofo torna con un’autobiografia dove svela il segreto di una vita “abbastanza felice”.

Ogni vita è caratterizzata da avvenimenti e incontri che la rendono interessante, ma se la vita è quella di un uomo che ha avuto la fortuna di nascere due volte, la prima come ingegnere e la seconda come scrittore, le storie da raccontare si moltiplicano. Alla soglia dei novant'anni l'ingegnere-filosofo più amato d'Italia torna in libreria con una nuova autobiografia, ampliata dai ricordi, dagli aneddoti e dalle riflessioni che hanno colorato la sua seconda vita, quella che inizia con la pubblicazione di "Così parlò Bellavista". Il primo libro diventa dunque lo spartiacque di una storia che spazia dai primi amori ai recenti successi, raccontata attraverso le persone e le esperienze che l'hanno resa straordinaria. E ciò che all'apparenza può sembrare irreale altro non è che un'esistenza felice, trascorsa relativamente bene, dice lui, perché grazie a Dio qualche contrarietà l'ha avuta. Con la stessa coinvolgente grazia con cui ha raccontato i compagni di scuola, i primi amori, il lavoro di informatico, ma soprattutto la sua Napoli, Luciano De Crescenzo fruga nei cassetti della memoria per offrire ai lettori la narrazione inedita di una vita che lo ha reso tifoso, umorista, filosofo, atleta, ottimista, buono, fortunato, ingegnere, presepista, pressappochista, dubbioso, felice, ma soprattutto scrittore.

La nostra intervista

Sono stato fortunato: un titolo che suona come una dichiarazione. Adesso che lei si dice “seduto in prima fila nel teatro della mia esistenza”, come giudica lo spettacolo cui sta assistendo?
Come ho scritto, lo spettacolo mi è familiare, anzi, in alcuni momenti sono convinto di aver scritto io stesso il copione, poi arriva un colpo di scena e tutto viene stravolto. Certo, alla soglia dei 90 anni gli stravolgimenti sono decisamente ridotti, ciò non toglie che tutto ci rimette in gioco, anche questo nuovo libro è un modo di rimettermi in gioco. Detto questo, non mi sento al momento di giudicare lo spettacolo, ma posso dire di non aver particolari lamentele da fare al regista della mia esistenza, chiunque esso sia.

“Una vita senza contrarietà sarebbe noiosa, e io grazie a Dio le ho avute.” Persino tra gli sfollati della Napoli bombardata ci si può accorgere, complice il ritrovamento fortuito di una cassa di libri di Wodehouse, di possedere il dono prezioso dell’umorismo…

Non so dirti se sono diventato umorista perché ho letto Wodehouse, o se ho amato tanto i suoi libri perché in fondo in fondo, dentro di me, umorista lo ero già. Detto tra noi, oltre all’umorismo, credo di aver ricevuto un altro dono, ammesso che si possa definire così, ovvero un vitale desiderio di comunicare, ed è proprio questo dono che mi ha reso scrittore.

Lei racconta di un incubo in cui si scopre non più scrittore, regista, amico di Arbore e Fellini, ma di nuovo ingegnere all’IBM, come se quanto accaduto dopo la pubblicazione del suo primo romanzo Così parlò Bellavista fosse stato frutto della sua fantasia. Cosa significò per lei quel singolare “trattato di filosofia partenopea”?

Ancora oggi, se ripenso al successo di Così parlò Bellavista, mi chiedo come sia stato possibile che un libro ambientato in un condominio napoletano sia riuscito a raggiungere così tanti lettori. Non so se sia stato merito dei personaggi o del linguaggio utilizzato, o di entrambe le cose. Grazie a questo libro mi sono reinventato e ho avuto la possibilità di vivere due vite in una.

Il libro si conclude con una riflessione sul presente: “L’orologio è solo un oggetto che segna il tempo. Il suo tempo”. Se le si presentassero un suo coetaneo e un ragazzo, quali consigli darebbe a ciascuno dei due?

Non saprei che consiglio dare a un mio coetaneo, piuttosto gli chiederei se ha vissuto in lunghezza o in larghezza, e se è pentito delle scelte che ha fatto. Sai, di recente ho letto che la donna più longeva al mondo, 129 anni, ha dichiarato di essere stata infelice per tutta la durata della sua vita. Ma tu li immagini 129 anni di infelicità? Mi sento male solo a pensarci. Dunque, se dovessi dare un consiglio a un ragazzo, gli direi semplicemente di fare ciò che lo rende felice, anche se per raggiungere questa felicità deve fare una scelta difficile, perché abbiamo una sola vita a disposizione e non possiamo sprecarla assecondando le aspettative degli altri.