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Un posto anche per me

Un posto anche per me
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Brossura:
226 Pagine
Editore:
Einaudi
Pubblicato:
03/09/2013
Isbn o codice id
9788806212810

Descrizione

Peppino puoi incontrarlo ogni notte sugli autobus di Roma, con un bustone in mano e la faccia da bambino. E sardo, ma vive a Roma, anzi a Pomezia. Ha trentotto anni, ma è sempre stato un po' "lentarello". La sua voce ingenua, comica, sgangherata descrive il mondo scintillante e decadente delle sue notti, ma anche l'irresistibile compagnia di ultimi del mondo in mezzo a cui è cresciuto e vive: ciascuno aggrappato a un sogno o a un dolore, a un tentativo come un altro per non essere invisibile. Un eroe stralunato racconta tutta la crudeltà di esistere, con uno sguardo infantile e sghembo che diventa l'unica forma di resistenza al male.

La nostra recensione

Ci sono situazioni in cui, a volte, c’è ancora qualcosa di peggio che essere “gli ultimi”, essere “i penultimi”, i dimenticati, i confusi, i senza posto. Così è per Peppino - faccia buona da ragazzo imberbe, abiti dozzinali, cappello calato fino agli occhi per proteggersi dal freddo, mani grasse e candide come tutto il suo corpo - e così è anche per Marisa, l’amica a cui si rivolge per raccontare la sua storia di orfano proiettato all’improvviso dalla Svizzera alla Sardegna, in un mondo non suo, non voluto; quell’amica d’infanzia che un posto però, suo malgrado, lo troverà, come scopriremo gradualmente nel corso del romanzo. Un posto che manca a Peppino e a tutti queli come lui “partoriti nell’odio e cresciuti nell’indifferenza”, creature elementari che si scontrano con la durezza irriverente del mondo e ne escono a pezzi. Peppino fa le consegne a domicilio per il ristorante di zio Mino, che non è suo zio e di ristorazione sa ben poco, e gira sugli autobus di notte per servire clienti dei quartieri alti o delle periferie più sgangherate, perché la merce che consegna è trasversale. La sua è un’avventura che si muove tra i ricordi dell’infanzia in Sardegna - le suore Ciliegiene, il cane Tobia, don Cugusi, Nonna Giovane e Nonna Vecchia, Marisa, la sua Marisa - e la vita scellerata e deragliata cui è costretto da zio Mino per un vecchio debito del Babbo, il padre perso e ritrovato più volte e alla fine svanito nel nulla. Ma non c’è niente di più disumano di non dare un posto a chi se lo merita, e così Francesco Abate, con una scrittura sorprendentemente efficace, affida Peppino al lettore che non può restare indifferente alle sue parole disadorne e meravigliate, a volte parabole ingenue che, come il pigiama che porta sempre sotto al vestito, servono a Peppino per proteggersi, dal freddo, dal male, dall’indifferenza, da tutto quello che è “fuori posto”.
Antonio Strepparola