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Yellow birds

Yellow birds
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32 punti carta PAYBACK
Brossura:
192 Pagine
Editore:
Einaudi
Pubblicato:
26/03/2013
Isbn o codice id
9788806213800

Descrizione

Partiti a diciott'anni. Talmente impreparati, talmente ingenui da credere che insieme ce l'avrebbero fatta. Bartle è devastato dal senso di colpa. Per non avere impedito che Murphy morisse. Per non essere riuscito ad attenuare la brutalità e l'orrore della guerra. Ora che è tornato a casa, vede Murphy ovunque. Insieme alle altre immagini dell'Iraq: i cadaveri che bruciano nell'aria pungente del mattino, i proiettili che si conficcano nella sabbia, le acque del fiume che ha inghiottito il loro sogno. E il tormento per la promessa che non ha saputo mantenere non gli dà pace. "Il miglior romanzo che abbia letto sulla guerra: essenziale, incredibilmente preciso, perfetto. Probabilmente è il libro più triste che io abbia letto negli ultimi anni. Ma triste in modo importante. Dobbiamo essere tristi, profondamente tristi, per quel che abbiamo fatto in Iraq". (Dave Eggers)

La nostra recensione

Era una piccola guerra bastarda”. E come può non esserlo una guerra? Può essere nobile, giusta, corretta? No, forse non può esserlo, in sé. È il suo racconto a essere nobile e giusto, come è stato da sempre nella cultura occidentale da Omero in poi, fino a Stendhal, Tolstoj, Remarque, Hemingway, e da noi Levi, Fenoglio, Pavese. D’altronde, senza la guerra - già lo dicevano lo stesso Omero ed Eraclito - c’è ben poco da raccontare; ed è vero: la guerra racconta sempre qualcosa di drammatico e drammatizzabile, perché non racconta solo di armi ma anche di anime, non s’odono solo spari e squilli di tromba ma parole ed emozioni vibranti. E anche dopo la sua inevitabile fine il dolore non termina e non si cancellano le ferite, che servono alla memoria per rigenerarsi e a chi scrive per trovare ‘argomento di canto’. Un canto che è elegia, catarsi e tragedia al tempo stesso, come nel romanzo di Kevin Powers, esordio potente di questo ex soldato americano in Iraq, che lascerà sicuramente un segno nella letteratura di guerra, per usare una categoria generica, e tutto sommato riduttiva. Eppure proprio in questa elaborazione narrativa della guerra si addensa tutto il carico esplosivo di drammaticità (parole, sensazioni, sguardi, corpi) su cui la scrittura, frammentata, poetica ed elusiva di Powers interviene per dare voce alla disperazione e alla paura, alla violenza e alla colpa. La vicenda dei soldati Bartle e Murphy - e sappiamo già dall’inizio che Murphy non ce la farà - è emblematica di migliaia di altre situazioni ma, andando oltre l’orizzonte della guerra, è rappresentativa soprattutto della tensione, a volte insopprimibile, che, come in battaglia, attraversa lo smarrito e sradicato mondo di oggi. Va il merito a Powers di aver raccontato tutto questo con una voce da cui sono assenti squallidi toni di cinismo (politico) e retorica (religiosa), ricorrendo invece a una delicatezza colma di poesia anche nei momenti di più agghiacciante realismo.
Antonio Strepparola